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Corte di Giustizia Ue: lecita (ed utile) la pubblicità con l'utilizzo dei marchi del concorrente.

17/06/2008

Il titolare di un marchio d’impresa registrato non può invocare la tutela dello stesso, e far valere i diritti derivanti dalla registrazione, per impedirne l’utilizzo da parte di un’azienda concorrente nell’ambito di una lecita pubblicità comparativa.
Ciò è quanto afferma la Corte di Giustizia Ue, nella sentenza del 12 giugno 2008 (causa C-533/06) riguardo al caso che vedeva coinvolte due note aziende inglesi che forniscono servizi nel settore della telefonia mobile. Materia del contendere una pubblicità nella quale si utilizzava, a fini comparativi, il marchio dell’impresa concorrente.
Si trattava in sostanza di effettuare una sorta di bilanciamento fra il diritto dell’impresa A, titolare del marchio registrato, di vietare ai terzi l’uso dello stesso, e il diritto dell’impresa B di effettuare pubblicità comparative, utilizzando il segno distintivo dell’azienda concorrente.
La Corte, analizzando in maniera puntuale le disposizioni riguardanti i diritti conferiti dal marchio d’impresa registrato (direttiva 89/104), da un lato, e quelle riguardanti le condizioni di liceità della pubblicità comparativa dall’altro(direttiva 84/450), afferma che tra il diritto esclusivo di una società all’utilizzo del proprio marchio e il diritto all’utilizzo dello stesso da parte di una concorrente, nell’ambito di una pubblicità comparativa, prevale quest’ultimo. Questo anche perché, sostiene la Corte, “la pubblicità comparativa può essere un mezzo legittimo per informare i consumatori nel loro interesse”.
La Corte, peraltro, afferma che il titolare del marchio registrato può opporsi all’utilizzo dello stesso nell’ambito di una siffatta pubblicità qualora la stessa non rispetti il dettato della direttiva 84/450. In particolare, quindi il titolare del marchio potrebbe opporsi all’utilizzo dello stesso allorquando la pubblicità a)sia ingannevole; b) ingeneri confusione sul mercato fra l’operatore pubblicitario ed il concorrente; c) causi discredito o denigrazione del marchio; d) sia tale da attribuire all’operatore pubblicitario un vantaggio derivante dalla notorietà connessa al marchio del concorrente.
 

Testo integrale della sentenza della Corte di Giustizia Ue del 12 giugno 2008

A.P.

 

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